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E’ opinione comune che la difesa personale consista in un sistema più o meno articolato e complesso di tecniche di combattimento volte a contrastare aggressioni ed attacchi di vario tipo. Questo atteggiamento viene (purtroppo) spesso assecondato dagli “addetti ai lavori” se non, addirittura, incoraggiato. E’ sufficiente fare una rapida ricerca sul web per rendersene conto: si viene immediatamente catapultati in una molteplicità siti che pubblicizzano metodi di combattimento innovativi e letali, corsi che garantiscono in breve tempo risultati incredibili, stage che in poche ore di pratica elargiscono assurde qualifiche e chi più ne ha più ne metta.

Parliamoci chiaro: non bastano alcune lezioni per trasformarsi in Rambo. Le tecniche di combattimento, di qualunque tipo esse siano, non sono né facili né veloci da apprendere, specialmente se non si ha alle spalle un minimo background di tipo marziale. Non si tratta semplicemente di memorizzare una specifica gestualità ma, soprattutto, di apprendere un diverso utilizzo del corpo, acquisire coordinazione e controllo, sviluppare una serie di abilità che non si possono dare per scontate.

Ma il vero nocciolo della questione è un altro: l’autodifesa non è (solo) questo.

Con autodifesa, o difesa personale, si indica la capacità propria di difendersi dai pericoli e dalle minacce all’integrità fisica e psichica. Essa consiste anche nel saper gestire (o evitare) una disputa (non necessariamente violenta) tra individui che, per svariati motivi, possono giungere ad uno scontro.

Difendersi significa, innanzi tutto, preservare la propria incolumità. Può sembrare ovvio ma partendo da tale approccio si può facilmente comprendere che la migliore difesa non consiste nel mettere KO l’avversario bensì nell’evitare lo scontro (o, quando ciò non è possibile, nel minimizzare il danno subito).

La difesa personale non può quindi essere identificata con lo “street fighting” perché:

  • è fondamentale il concetto di prevenzione. Proteggersi significa in primo luogo non mettersi nei guai. E quando sono i guai a sorprenderci, fare tutto il possibile affinchè una situazione pericolosa o potenzialmente tale, non si risolva con uno scontro fisico. Molte volte un minimo di diplomazia e di buon senso sono più che sufficienti per evitare di dover passare dalle parole alle mani.
  • Spesso esistono opzioni alternative alla lotta che non sempre vengono considerate. Una di queste è la fuga, che non va pensata come un’ azione da “codardi” ma semplicemente come una scelta intelligente e semplice per evitare un combattimento, con tutti i rischi che questo comporta.
  • Un’altra possibilità, forse ancora poco conosciuta, è l’utilizzo di strumenti riconosciuti dalla legge che consentono di neutralizzare l’avversario senza arrecargli danni permanenti. Da un lato, quindi, sottraggono dai rischi di uno scontro diretto e dall’altro tutelano dalle conseguenze penali a cui si potrebbe incorrere arrecando lesioni a terzi. Si tratta degli spray OC (o spray antiaggressione), che sono prodotti di libera vendita.

Le tecniche di difesa dalle aggressioni fisiche rappresentano, quindi, solo un aspetto della difesa personale e il loro studio non deve essere visto come un incoraggiamento a risolvere le situazioni di pericolo con la forza. La violenza deve, comunque, restare l’ultima delle possibilità. Solo trovandoci senza alternative dovremo ricorrere a questa risorsa e forse, in tale frangente, avere almeno una piccola base di conoscenze può rappresentare uno strumento in più e fare la differenza. Meglio cercare di non doverlo scoprire mai.