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Nell’epoca in cui viviamo la figura del samurai è ormai un ricordo vecchio di un più di secolo e mezzo, rievocato solo nei film o nelle manifestazioni a carattere storico-marziale. Sorge allora spontaneo domandarsi se continuare a praticare in modo tradizionale sia sufficiente o meno per una seria difesa personale e, soprattutto,  cosa si debba intendere per Moderna Autodifesa. La Difesa Personale ha come obbiettivo la salvaguardia della propria incolumità da un pericolo imminente, che si concretizza nel tentativo di minimizzare i danni in caso di aggressione o ancora meglio nella possibilità tenere un comportamento tale da evitare l’aggressione stessa.

I pericoli che possiamo incontrare si possono dividere in maniera del tutto generale in due gruppi:

Pericoli interni

Pericoli esterni

I primi si manifestano dentro la nostra persona e derivano da fattori emotivi quali, suggestione paura e incertezza, oppure da fattori materiali quale, movimenti errati, ritardo nella percezione dell’ambiente o errori di valutazione.

I secondi invece derivano da fattori esterni e possono essere conseguenza di un’aggressione psicologica (offesa, intimorimento o minaccia con la relativa componente emotiva), oppure di un attacco fisico vero e proprio  nei confronti della nostra persona.

Le discriminanti in gioco sono dunque molteplici. In primo luogo l’ambiente, nel quale si potrebbe essere costretti ad agire. Questo può variare dalla propria abitazione ad un vicolo di città. La persona vittima dell’aggressione può essere il privato cittadino oppure l’agente delle forze dell’ordine durante il suo servizio. Può inoltre essere un giovane in una buona condizione fisica oppure un anziano o ancora una donna. Chiaramente il modo di comportarsi in presenza di un’aggressione  sarà di volta in volta diverso; la difesa deve quindi sapersi adattare alle circostanze. Ad esempio non possiamo pensare che una persona avanti con l’età abbia la stessa capacità di reazione di una persona giovane e in perfette condizioni fisiche oppure che una donna abbia la stessa capacità difensiva di un uomo. Tutte queste variabili rendono  la difesa argomento decisamente  complesso e spesso controverso.

Un altro punto importante è il tipo di  condotta che dobbiamo  tenere.  Lo scopo della Difesa Personale, infatti, non è solamente la conservazione della propria incolumità fisica ma, possibilmente, una protezione più ad ampio raggio che ci tuteli anche sotto il profilo patrimoniale e legale. Ne consegue che la reazione dev’essere “adeguata” all’offesa. Cerchiamo di essere più chiari. Ogni atto di forza è considerato un reato ma, in certe situazioni ci sono cause oggettive che giustificano una determinata condotta. In altre parole si possono verificare particolari condizioni in presenza delle quali viene consentito dalla legge un fatto che altrimenti sarebbe considerato reato.

Questo viene regolamentato in Italia nel codice penale dall’articolo 52 che   afferma espressamente:

“Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

Per rimanere nei limiti della legalità e non violare l’ordinamento, la reazione ad una offesa deve essere  necessaria, inevitabile e proporzionale. Difficile valutare la proporzionalità di una reazione specie in condizioni di stress emotivo quale un’aggressione.

Fatta questa premessa andiamo ad analizzarne la reazione in termini “marziali”. La maggior parte degli sport da combattimento viene praticato, statistiche alla mano, da persone di età inferiore a 35 anni e prevedono il “colpo” come fine ultimo. La prima cosa che si deve fare non è affatto colpire, ma cercare invece di evitare lo scontro e questa è già autodifesa (di fatto ho mantenuto integra la mia incolumità fisica).

Se questo purtroppo non avviene e difendersi diventa, appunto, inevitabile e necessario, è opportuno evitare distanze troppo ravvicinate e reagire con tecniche che ci permettano di parare, deviare o controllare tentando  una immobilizzazione.

Il colpo è da utilizzare solo se il pericolo è oggettivo o ci si trova in una situazione  con  più aggressori, e dovrebbe servire a creare un’opportunità di scappare o immobilizzare l’avversario per poi chiedere aiuto e fare intervenire le forze dell’ordine.

Imparare ad affrontare la più vasta gamma di possibili situazioni e di pericoli reali è quello che viene chiesto ad un corso serio di difesa personale.

Le armi  utilizzate dai samurai, per tornare al Ju jitsu, erano chiaramente differenti da quelle che ci si aspetta di dover fronteggiare ora.

Bo, tonfa, sai, katana sono armi del passato da cui difficilmente dovremo a difenderci se non nella finzione di qualche esibizione “tradizionale”. Coltello, pistola e (sempre con maggior frequenza) spray al peperoncino sono invece entrati nel linguaggio comune e nell’uso quotidiano quando si parla di “aggressione”.
La società evolve nel tempo e con essa gli stili di vita. Di conseguenza le situazioni di pericolo sono oggi diverse da quelle di 50 anni fa, e ancor più dal tempo del samurai quando furono pensate le tecniche del Ju jitsu tradizionale. Limitarsi allo studio solo di questo esclude quindi una grossa fetta di situazioni, nel momento in cui vogliamo ragionare in termini di concreta difesa personale.

Questo non significa rinnegare  o sminuire una tradizione marziale perpetrata fino ad ora, bensì sottolineare la necessità di adeguarla ai tempi, come del resto è sempre stato. Anche già da prima della restaurazione Meiji che decretò la fine dell’epoca dei Samurai, alcune scuole di Ju jitsu si erano interessate allo studio delle armi da fuoco. Ad esempio l’Ho Jutsu prevedeva lo studio dell’archibugio, proprio perché la ricerca di una difesa efficace intendeva seguire quelle che erano le “nuove tecnologie”.
A maggior ragione lo stesso ragionamento deve essere fatto ai giorni nostri;  l’aggressore non sarà più armato di katana ma piuttosto di pistola.

E’ fondamentale quindi conoscere e comprendere il funzionamento di quest’arma. Stesso discorso lo si può fare per gli spray antiaggressione entrati prepotentemente alla ribalta data la facile reperibilità, anche sul web, la libera vendita e la possibilità di portalo con sé senza commettere reato.
Imparare a utilizzare lo spray antiagressione sta diventando sempre più importante in virtù del fatto che le situazioni cambiano, come ad esempio il luogo dell’aggressione (che può essere anche un luogo pubblico come l’autobus, il treno o la metropolitana) e la difesa, per essere efficace deve sapersi adattare a tutte queste variabili.