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Il Ju Jutsu è un antico sistema di Difesa Personale giapponese risalente a circa 2.500 anni fa e considerato come uno dei più efficaci e flessibili sistemi di Arti Marziali. E’ tipicamente associato a cadute, proiezioni, sistemi di leva, attacchi ai centri nervosi, manipolazioni delle articolazioni e colpi con i piedi e con le mani nei punti vitali del corpo. Il principio base è di poter vincere l’avversario con ogni mezzo, utilizzando la minor energia possibile e sfruttando la sua stessa forza a proprio vantaggio.

In sostanza, chi si difende da un’aggressione, deve mostrare la propria superiorità nella cedevolezza di fronte all’attacco e successivamente la propria armonia e la propria scioltezza nella forza della reazione.

Lo studio varia tra diverse aree del combattimento: tecniche di attacco e difesa portate con le braccia o gambe, tecniche di proiezione, di immobilizzazione, di leva e di strangolamento, tecniche di uscita da leve e prese, di immobilizzazione in piedi e a terra, tecniche di difesa a mani nude da armi quali il coltello. Al programma a mani nude, si affianca anche quello di studio di alcune armi “tradizionali” quali i nunchaku, i tonfa, i sai, fino ad arrivare all’utilizzo delle armi moderne, più verosimili quando si affronta un discorso serio di difesa personale.

Il Ju Jitsu è una sintesi in cui vengono studiate le più significative tecniche delle altre arti marziali giapponesi (Karate, Judo, Aikido, Kendo). Lo scopo è di ottenere una più completa conoscenza delle possibilità di attacco e di difesa, in vista di un eventuale combattimento, uomo contro uomo il cui fine sia la sopravvivenza.

Per meglio comprendere l’evoluzione della “Dolce Arte”, analizziamo  brevemente quali sono state le tappe storico-sociali in Giappone.

Da un punto di vista sociologico una svolta importante,  tale da portare ad una nuova riorganizzazione, si verificò nel III sec. A.C., quando popolazioni di incerta provenienza portarono strumenti di lavoro più evoluti, ma soprattutto introdussero la coltura del riso, che andava a sostituirsi a quella del miglio. Tale coltura necessitava di un lavoro comunitario, per lo scavo dei canali e la regolazione delle acque e questo annullò di fatto il concetto di egoismo per il “proprio campo” che sei era visto fino ad allora.

Naturalmente questo cambiamento nel lavoro influenzò notevolmente sia il pensiero che la concezione della vita; l’individuo divenne un elemento della comunità, ora organizzata, e giunse alla conoscenza ed al perfezionamento della propria personalità.

In più anche il buddismo diede un notevole contributo per rafforzare questi principi, infatti l’idea centrale poggiava sul “Buddha Amida” che invitava i seguaci ad una partecipazione attiva alla vita per arrivare alla salvezza della propria comunità. Tali idee portarono gradualmente ad un processo di democratizzazione della cultura, semplificando la scrittura, rendendo il testo scritto alla portata di tutti e contribuendo di fatto alla nascita di quella che possiamo chiamare la prima  “letteratura popolare”.

Un altro elemento importante nella formazione della “base culturale giapponese” lo è diffusione dello “Zen” e la sua concezione severa della vita che portava ad una conoscenza più approfondita delle proprie facoltà fisiche e mentali. Tali principi erano applicati naturalmente anche alla pratica delle discipline marziali; queste erano coltivate nella classe dei samurai, guerrieri sempre protesi ad ottenere il massimo risultato.

Prima del periodo Tokugawa (1603-1837) i guerrieri  erano  continuamente impegnati in campagne militari e questo li portava costantemente a cercare di migliorarsi.
Le scuole marziali “Ryu” si adoperarono a tale scopo per elaborare tecniche di combattimento senza armi e senza armature sempre più raffinate. Proprio durante questo periodo venne coniato il termine “Ju Jutsu” dove erano conservati molti tra i principi che ancora oggi sono inalterati nella cultura Giapponese. Diverse sono le analogie tra questo tipo di lotta e la cultura nipponica.

1) Viene evitato il contatto tra le parti; l’armonia è estremamente importante in qualsiasi occasione, anche nelle trattative di affari: piuttosto che un “no” o un “si” forzati si preferisce un “awase” cioè un adattamento, una discussione. Il verbo “awaseru” significa “adattarsi a qualche cosa”. L’adattamento ad una determinata situazione, sia in combattimento (dojo se siamo in allenamento) sia nella vita di tutti i giorni, porta a muoversi attraverso una curva di movimento piuttosto che in modo diretto. Allo stesso modo negli affari la “immediatezza” viene considerata sconveniente. Nel Ju Jutstu è la stessa cosa, il movimento circolare è considerato più efficace ed esteticamente più piacevole.

2) La seconda analogia di comportamento possiamo trovarla nei termini “Tatemae” e “Honne” oppure “Omote” e “Ura”. Tatemae rappresenta ciò che viene presentato palesemente mentre Honne il sentimento vero. Sono due sinonimi anche Omote e Ura; il primo è il viso, cioè ciò che viene presentato agli altri, il secondo il dorso cioè l’intimo, la propria sensibilità.

3) Un terzo elemento caratteristico della cultura giapponese sono l’acutezza e la ricercatezza: “Wabi” cioè sobria raffinatezza e “Sabi” cioè elegante semplicità. Queste caratteristiche sono evidenti nelle attività tradizionali come la cerimonia del te (sado), nelle composizioni floereali (Ikebana) piuttosto che la letteratura drammatica (Noh). Ricercatezza significa entrare dentro l’apparenza per mostrare l’essenza. Questo concetto è meglio illustrato nella poesia tradizionale giapponese, dove l’importanza è nel cosa c’è dentro piuttosto che nel che cosa è espresso. Nel Ju Jutsu questo si esprime nell’applicazione di una sottile forza per arrivare ad una controforza desiderata.

4) Un altro elemento comune tra la cultura giapponese e il Ju Jitstu il il “Kokoro” cioè Spirito, cuore e mente. Correlati troviamo “Shinyo” cioè la verità e la capacità necessaria per ottenere soddisfacenti relazioni in ogni campo; concetto decisivo nel rapporto tra Maestro e Allievo. Questa intesa si trasforma in “Amaej”, amore indulgente, ma anche dipendenza tra il più anziano e il più giovane, tra madre e figlio. Il cuore di questo sistema di verità, di amore e dipendenza è “Seishin” (mente e spirito). Il medesimo concetto si evidenzia nel sociale, piuttosto che negli affari (dove è la chiave in termini di efficacia e produttività) oltre che naturalmente nella pratica marziale che è il nostro obiettivo.

La natura del Ju-Jutsu e la sua stretta relazione con la cultura della società giapponese, rispecchiano questi concetti  con la costante applicazione, nella pratica di questa filosofia e delle strategie sopra descritte.